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Chrysler Building

Immagina New York verso la fine degli anni Venti del XX secolo; immagina di assistere ad una vigorosa ed energica competizione tra giganti del settore, dove vince chi realizza la linea più lunga; immagina, infine, che questa linea non si sviluppi in orizzontale, ma che si stagli grandiosa e imponente verso il cielo: questo, indicativamente, è quello che c’è dietro alla nascita del Chrysler Building, uno dei grattacieli più particolari e amati di New York situato al 405 di Lexington Avenue.
William Van Alen e H. Craig Severance sono due celebri e influenti architetti che si distinguono per la loro bravura, la loro espressione innovativa e la loro capacità di realizzare progetti urbanistici in cui prestigio, raffinatezza e stile si uniscono armoniosamente. Dapprima soci dello stesso studio, divengono rivali in un secondo momento; ricevono infatti l’incarico di occuparsi di due ambiziosi progetti: Van Alen per la Chrysler Corporation, Severance per la Bank of Mahattan.

Chrysler Building
Chrysler Building
visibile solo
dall'esterno
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Entrambi i committenti desiderano possedere, ciascuno per la propria sede, il grattacielo più alto di New York. La sfida tra i due colossi è cominciata, altezza è sinonimo di prestigio, di progresso, di potere e tanto la Chrysler quanto la Bank of Manhattan ambiscono ad ottenere tale primato; terminato nel 1930 dopo soli venti mesi di lavoro e alto ben 77 piani il Chrysler Building di Van Alen vince la competizione e per un certo periodo detiene il primato di edificio più alto del mondo (sarà superato l’anno seguente dall’Empire State Building). Per essere sicuro della vittoria sul rivale, Van Alen realizza in segreto un pennone destinato a sovrastare la cima dell'edificio, alto circa 60 metri e interamente composto da acciaio inossidabile. Il grattacielo, simbolo di potere, di sapere tecnologico e di modernità è terminato. L’intera struttura, dalle decorazioni alla forma, è un inno indiscusso all’automobile e a tutto quello che rappresenta: potenza, fascino e velocità, tipici e propri del futurismo.

Il grattacielo di Van Alen è come un libro in cui puoi leggere numerose citazioni e arguti riferimenti che rimandano all’automobile; se osservi l’edificio all’altezza del trentesimo piano puoi notare che è sprovvisto di finestre: al loro posto trovi un fregio bicolore in mattoni che richiama linee di pneumatici e parafanghi d'auto.
Le teste d'aquila che troneggiavano fiere e superbe sul cofano del modello Chrysler Plymouth del '29 sono qui impiegate negli otto doccioni posti alla base della guglia; agli spigoli del quarantesimo piano puoi scorgere i tipici tappi di radiatore a forma di casco alato di Mercurio.
L'elemento più caratteristico e celebre dell'edificio è la straordinaria guglia ad archi ripetuti con finestre triangolari; identificativa del grattacielo è interamente rivestita in "nirosta", una lega innovativa di cromo-nickel e acciaio che, oltre a conferirle lucentezza, si è rivelata così resistente a clima e smog da non richiedere manutenzione per oltre sessanta anni.

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Velocità, dinamismo, progresso tecnologico, essenzialità e modernità sono le parole d’ordine, tutti elementi che sono enfatizzati e trovano la loro migliore espressione nel gioco di scatti verticali e ascensionali dell’intera struttura. Gli interni, ovviamente, non sono da meno. Quando varcherai l’ingresso ti scoprirai affascinato e quasi sedotto dalla raffinata unione di marmo, granito e acciaio cromato che decorano quello che avrebbe dovuto essere lo showroom dell’auto: ancora una volta puoi constatare come l’eclettica e originale Art Dèco fa propri elementi dal sapore quasi hollywoodiano, utilizzati e tesi a celebrare la crescita economica della Chrysler degli anni '20. Fermati ancora e ammira il murale “Energy, Result, Workmanship and Transportation", dipinto da Edward Trumbull, sul soffitto della hall: l'immagine della costruzione dell'edificio è intrecciata con la celebrazione delle linee di montaggio degli stabilimenti Chrysler.

Altre informazioni

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